Il cibo come bene comune

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Progetto di riferimento: 

di Alagie Jinkang

Il sistema alimentare pubblico costituisce una delle basi delle nostre vite, riunendo persone dai diversi stili di vita e provenienti da organizzazioni sociali differenti, e promuovendo un tessuto sociale sostenibile attraverso la fornitura di cibo. Il servizio alimentare pubblico è il primo prodotto comune che ogni società dovrebbe sostenere per promuovere il cibo come un bene comune. Il cibo è un bene di sussistenza comune e di base per tutti. Tuttavia, nell’ambito dell'evoluzione della modernità, i "beni comuni come istituzioni sociali" (Ostrom / Helfich 2011) sono stati semplicemente interpretati e reinterpretati per riferirsi a oggetti materiali, piuttosto che al tessuto sociale.

Ostrom ed Helfich definiscono brillantemente i beni comuni come relazioni sociali, oltre che come un aspetto materiale. Non sono solo risorse di per sé, ma costituiscono rapporti sociali che si creano tra gli esseri umani riguardo una risorsa aperta a molte persone e utilizzata come mezzo di consumo e produttività. Attraverso questa analisi di base sociale, influenzata dalla teoria sociale marxiana e dall’ontologia sociale contemporanea – in contraddizione con "l’analisi basata sulle risorse" (De Angelis, 2010) - siamo in grado di "concettualizzare i beni comuni come relazioni sociali e ruoli sull'utilizzo di risorse condivise" o immateriali - che generano la normatività attraverso la lingua e la comunicazione e creano un insieme specifico di norme condivise di comportamento e un regime di proprietà di un tipo diverso (Rafael Zanatta, 2015).

Di fronte all’emergente crisi alimentare globale, alcuni studiosi sostengono che il sistema alimentare aziendale sia “rotto” (Baker, Campsie & Rabinowicz, 2010; Scharf, Levkoe & Saul, 2010), mentre altri lo vedono sulla strada verso il crollo (Fraser & Rimas) e altri lo interpretano come dominato dall’elemento “corporate” del business. Il cibo è diventato un’arma politica spinta dalle forze di mercato e dal controllo da parte dei pochi privilegiati che producono numerose esternalità.

Dall’altra parte, altri considerano la proprietà statale e privata come portatrice della visione del mondo, vale a dire che lo stato non è più un "aggregato di individui" (Capra 2016), ma un attore di mercato tra i tanti. Piuttosto che opporsi al corrente sistema di mercato, il quale presenta il cibo come una mera merce, avremmo bisogno di comprendere correttamente i beni comuni e percepire il cibo come un bene che ci lega. Così i valori sociali diventano reali e rigenerativi.

Il contributo originale è disponibile in lingua inglese.

(L'articolo costituisce il risultato di un progetto coordinato dal CSA, volto alla formazione e alla promozione di una redazione composta da giovani della diaspora a Torino)

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